
Federico Grom non è solo il fondatore di una catena di gelaterie diventata simbolo dell’Italia nel mondo. È un imprenditore che ha dimostrato di saper costruire, crescere, vendere e ripartire.
Nel 2003, insieme al socio Guido Martinetti, ha creato Grom: dal primo negozio di Torino a un brand globale acquisito da Unilever nel 2015. Ma la sua storia non si è fermata lì.
Dopo l’exit, Grom ha intrapreso nuove avventure: dall’azienda agricola Mura Mura al lancio di LEC, il gelato leggero nato con Charles Leclerc e Nicolas Todt, già distribuito in Europa e pronto a sfidare i mercati internazionali.
Oggi, più che di gelati, Federico Grom parla di lezioni di imprenditoria, disciplina e crescita personale. La sua esperienza insegna che il successo non è un traguardo, ma un ciclo: costruire, imparare, rialzarsi e reinventarsi.
L’Inizio di Grom: Un’Intuizione Basata sulla Qualità
Qual è stata l’intuizione iniziale, quella verità scomoda che il mercato ignorava e che ha dato il via a tutto?
L’intuizione non è venuta a me, ma al mio socio Guido. Circa 22-23 anni fa, da grande appassionato di gelato, ha notato una mancanza di connessione tra il mondo della gelateria e quello dell’agricoltura. Con la sua cultura enologica, gli era evidente che, pur essendo un prodotto alimentare, il gelato non avesse un legame diretto con le materie prime agricole.
Mi ha proposto quest’idea nel 2002, senza particolari analisi di marketing. Da parte mia, mi sono occupato di sviluppare un business plan per verificare la fattibilità finanziaria del progetto con le nostre scarse risorse.
La Leva del Successo: Prodotto e Location
Qual è stata la singola scelta che ha sbloccato la crescita di Grom?
La leva iniziale è stata indiscutibilmente la qualità del prodotto. Non avevamo strategie di marketing o comunicazione; c’era solo un gelato dalla qualità straordinaria, evidente a chiunque lo assaggiasse. Un’altra intuizione fondamentale è stata la scelta della location.
Abbiamo investito tutto il nostro capitale iniziale, 65.000 euro, per assicurarci una posizione eccellente nel centro di Torino, in Piazza Paleocapa. Sapevamo che nel retail la location è tutto, ma il vero motivo per cui le persone si mettevano in coda era la bontà del nostro gelato.
Rompere le Regole e Scalare senza Compromessi
Quale regola del settore avete deliberatamente ignorato?
Abbiamo rotto tutte le regole, principalmente perché eravamo “ignoranti” del settore. Siamo stati i primi a reintrodurre i banchi a pozzetti, nascondendo il gelato alla vista, contro il parere dei maggiori produttori di attrezzature. Abbiamo sfidato le convenzioni anche sui colori: il nostro pistacchio era marroncino, il suo colore naturale, e non verde acceso.
La nostra ignoranza si è trasformata in creatività e, infine, in successo. Credo fermamente che una visione esterna e una cultura ampia, ma non specifica di un settore, possano portare vera innovazione.
Come avete difeso la qualità e i margini durante la crescita?
La qualità si difende non accettando compromessi. Il nostro obiettivo non era semplicemente aprire punti vendita, ma fare il miglior gelato del mondo. Tutto il resto è venuto di conseguenza. Non abbiamo mai considerato di abbassare la qualità degli ingredienti per aumentare i margini. Abbiamo cercato di negoziare i prezzi sui volumi, ma senza mai sacrificare l’eccellenza.
Mentalità Imprenditoriale e Crescita Personale
Quale paura ti ha tenuto lucido nei momenti difficili?
Non ho mai provato paura nel senso letterale del termine. Ho sempre cercato di misurare il rischio e, non avendo nulla da perdere all’inizio, la mia propensione al rischio era molto alta.
Un imprenditore che vuole crescere deve essere pronto a rischiare tutto ogni anno. Agli errori si reagisce semplicemente lavorando di più. La mia abitudine è sempre stata quella di lavorare tantissimo, tra le 70 e le 80 ore a settimana per i primi dieci anni, con dedizione e senza distrazioni.
Un consiglio che daresti al te stesso 25enne?
Onestamente, non gli direi niente. Gli direi di continuare a fare esattamente quello che ha fatto, perché è andata bene sia professionalmente che privatamente. Tutto, inclusi gli errori, è stato un bagaglio di esperienza fondamentale. Forse gli ribadirei le parole di mio padre: “La fortuna sono le stelle che girano. Se ti alzi presto e corri tutto il giorno, ne prendi di più”. L’impegno alla fine paga sempre.
Uno Sguardo al Futuro
Quali trend vedi nel mercato per i prossimi dieci anni?
Credo che siamo in un momento di grandi cambiamenti e rivoluzioni, sia tecnologiche che sociali, che nessuno può prevedere con certezza.
Il mio consiglio è di rimanere il più flessibili possibile per adattarsi a qualsiasi scenario, anche a quelli che oggi non possiamo immaginare. Per i giovani, suggerisco un percorso di studi che unisca materie umanistiche, come la letteratura e le lingue morte, a una profonda passione e aggiornamento sulla tecnologia.
Conclusione
Dal gelato artigianale delle origini a Grom, fino a LEC, il nuovo marchio che unisce piacere e benessere, la storia di Federico Grom è una lezione continua di visione, coraggio e disciplina.
Le sue parole ci ricordano che:
- la qualità è una scelta che paga sempre nel lungo termine,
- rompere le regole può aprire strade inesplorate,
- la resilienza e l’impegno costante trasformano ogni ostacolo in crescita.
Oggi il suo nuovo progetto, LEC, dimostra che l’innovazione non ha mai una fine, ma solo nuove forme.
Il messaggio è chiaro: non fermarti mai alla prima conquista, perché il prossimo passo può essere ancora più grande.
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