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Ingorgo fiscale: a settembre 270 scadenze

Economia, Imprese, Editoriale

Si avvicina una fase rovente per i contribuenti. Tra i versamenti che sono stati prorogati in questi ultimi mesi a causa del Covid e gli adempimenti ordinari previsti dal calendario, da mercoledì prossimo fino a fine mese gli italiani dovranno districarsi tra una vera e propria giungla fiscale costituita da ben 270 scadenze. Va detto che i contribuenti non saranno chiamati a onorare tutte queste scadenze, ma tra pagamenti, comunicazioni, adempimenti, ravvedimenti operosi, dichiarazioni e istanze da presentare all'erario saremo costretti a un “tour de force” che renderà insonni le notti di milioni di cittadini.

Il Fisco riprende la sua corsa. Finito quindi il periodo di sospensione è ora il momento di fare i conti con la ripresa delle scadenze. A chiederci il conto ci penseranno, in particolar modo, l’Iva, i contributi previdenziali l’Ires, l’Irap e il saldo/acconto Irpef, rivolte a coloro i quali hanno optato per la rateizzazione. La giornata più difficile sarà il prossimo 16 settembre quando il fisco ci chiederà 187 versamenti e la presentazione di 2 comunicazioni e di 3 adempimenti.

Per 15 giorni non avremo tregua e le imprese, in particolar modo quelle di piccola dimensione, saranno sottoposte ad un forte prelievo. Il groviglio di scadenze tese dall’erario non ci lascerà scampo e in attesa della semplificazione fiscale e del tanto agognato taglio delle tasse, l’unica certezza su cui potremo contare è che ancora una volta dovremo mettere mano pesantemente al portafoglio.

Importante a questo punto sottolineare l’attenzione su un dato innegabile. I numeri infatti parlano chiaro: negli ultimi 40 anni la serie storica della pressione fiscale registrata in Italia è salita di 11 punti percentuali. Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia. Se nel 1980 era al 31,4 per cento, nel 2019 si è attestata al 42,4 per cento. In questo periodo la punta massima è stata raggiunta 2013, quando il prelievo ha raggiunto la soglia del 43,4 per cento. Livello raggiunto a seguito dell’inasprimento della tassazione imposto dal governo Monti che ha reintrodotto la tassa sulla prima casa, ha aumentato i contributi Inps sui lavoratori autonomi, ha inasprito il prelievo fiscale sugli immobili strumentali, ha ritoccato all’insù il bollo auto, eccetera.

La necessità di avere un sistema fiscale più semplice, meno esoso e più giusto è ormai avvertita da tutti. I leader nazionali dovrebbero interessarsi maggiormente a questo delicato aspetto che non è solo economico, ma soprattutto sociale. Anche se, a dire la verità, negli ultimi venti anni, non hanno dato seguito con i fatti alle promesse fatte. Solo con un drastico taglio delle tasse e una forte iniezione di liquidità possiamo aiutare concretamente il mondo delle micro e piccole imprese. Altrimenti rischiamo una moria senza precedenti che desertificherà tantissime zone produttive e altrettanti centri storici sia di piccole che di grandi città, minando la coesione sociale che in questo Paese è il pilastro su cui si basa la nostra economia.

Per evitare tutto questo, però, bisogna intervenire rapidamente. Tanti artigiani e piccoli commercianti sono allo stremo e possono ancora risollevarsi solo se verranno date risposte in tempi ragionevolmente brevi. La soluzione migliore è quella di consentirgli di pagare molte meno tasse, di avere una burocrazia meno oppressiva e di disporre di risorse finanziarie sufficienti per superare questa situazione di grave difficoltà. 

Antonio Zennaro

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