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In Italia 73.000 imprese chiuse per Covid. E 17.000 non riaprono

Economia

In Italia 73.000 imprese chiuse per Covid. E 17.000 non riaprono
 
“Chiuso per Covid”. In Italia sono circa 73.000 le imprese che hanno dichiarato di essere state costrette a interrompere l'attività per l'emergenza sanitaria: 55.000 prevedono di riaprire, mentre 17.000 (l'1,7% delle imprese pari allo 0,9% degli occupati) non apriranno più i battenti. È un bollettino pesante quello delineato dal report Istat sulle imprese in seguito alla comparsa del coronavirus, report nel quale sono state intervistate oltre un milione di imprese tra ottobre e novembre nel periodo giugno-ottobre.
 
Dal report emerge che, nonostante il 68,9% delle imprese sia in piena attività e il 23,9% è parzialmente aperta pur in condizioni limitate per spazi, orari e accesso alla clientela, il 7,2% è chiusa. Ed è proprio su questo dato che vorrei concentrare la nostra attenzione cari amici lettori. Ebbene, dietro questa percentuale ci sono circa 73 mila imprese, che pesano per il 4% dell’occupazione. Di queste imprese, 55 mila hanno dichiarato di volere riaprire, sempre che ce ne siano le condizioni, mentre per ben 17 mila le serrande rimarranno definitivamente chiuse (pariamo dell’1,7% delle imprese, pari allo 0,9% degli occupati). Numeri allarmanti, aggravati ancor di più dal fatto che, nonostante a gennaio 2021 dovrebbero arrivare le prime dosi del vaccino, molte sono ancora le incertezze legate alla ripresa.
Ma scendiamo un attimo nello specifico per fare una piccola analisi. Numeri alla mano, rispetto al bimestre marzo-aprile 2020, si conferma un’elevata incidenza di imprese con il valore delle vendite in flessione – erano circa il 70% - ma si riduce purtroppo l’intensità. Il 41,4% delle imprese aveva infatti riportato una riduzione del fatturato superiore al 50% rispetto agli stessi mesi del 2019, il 27,1% tra il 10 e il 50% e il 3% meno del 10 per cento. I dati però non tengono conto dei mesi di novembre e dicembre, mesi nei quali, in virtù della seconda ondata e delle nuove numerose restrizioni imposte dal Governo, sono state registrate chiusure delle attività soprattutto commerciali e di ristorazione in alcune zone e limitazioni di orario in altre.
 
A livello settoriale il report segnala che molto colpiti sono stati i servizi ricettivi, con un andamento del settore decisamente negativo: il 43,5% delle imprese dichiara assenza di fatturato o una diminuzione superiore al 50%, il 43% un calo del 10-15 per cento. Allo stesso modo, il comparto della ristorazione registra il prevalere delle flessioni, anche se con un’intensità inferiore rispetto a quello ricettivo: il 26,7% non registra fatturato o subisce riduzioni di oltre il 50%, il 56,3% tra il 10-50 per cento. Per quanto invece riguarda i servizi alla persona, alle imprese o i servizi professionali questi si confermano i comparti più colpiti, non riuscendo a beneficiare, se non in misura limitata, del complessivo miglioramento rispetto alla situazione di marzo – aprile.  Ed ancora, Tra i comparti in difficoltà spicca anche quello delle agenzie di viaggio e tour operator: l’88% dichiara una assenza di fatturato o una perdita superiore al 50%.
 
Questi dati vanno purtroppo a braccetto con previsioni poco positive per i prossimi mesi. Sei imprese su 10 prevedono perdite di fatturato tra dicembre e febbraio. Nel dettaglio - si legge - il 61,5% delle imprese prevede una contrazione del fatturato rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. Nel 40% dei casi il calo è previsto tra il 10 e il 50%, nel 15,1% di oltre il 50% e nel 6,4% di meno del 10%. In termini prospettivi la maggior parte delle imprese (52,5%) conferma l’andamento sperimentato nel periodo giugno-ottobre 2020. Nei rimanenti casi invece, prevale un giudizio più negativo. Quasi una impresa su quattro (226 mila unità, pari al 22,6% delle imprese e al 18% dell’occupazione) prevede un peggioramento e il 18,0% (180 mila) non è in grado di fare previsioni.
Il tempo delle promesse, delle conferenze, delle richieste di sacrifici agli italiani è finito. Se questo Governo vuole davvero aiutare il Paese a risollevarsi e ripartire lo deve fare attraverso misure concrete, risarcimenti e non sussidi equiparati alle perdite effettive subite dalle imprese.
 
Antonio Zennaro
 

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