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Per il turismo anno nero: persi 53 miliardi di euro rispetto al 2019

Economia

Per il turismo anno nero: persi 53 miliardi di euro rispetto al 2019
 
La crisi del turismo parla di un settore i cui numeri non fanno vedere la luce in fondo al tunnel. Un comparto che sta vivendo una situazione a dir poco drammatica, oltretutto con gli operatori che si sono visti lasciati fuori anche dall’ultimo decreto ristori. Per il mondo del turismo l’ennesimo colpo da incassare in una ripresa sempre più difficile e con i tempi che si allungano.
Queste le cifre: il 2020 chiude con 53 miliardi in meno rispetto al 2019, contrazione dovuta principalmente alla riduzione di turisti internazionali in tutto l’arco dell’anno e che nei mesi estivi ha superato il 60%.
 
Il crollo dei ricavi per le imprese peggiora sempre di più e gli imprenditori turistici sono oramai stremati. E gli scenari futuri non sembrano dei più rosei e positivi. Il primo trimestre 2021 infatti, alla luce di ulteriori restrizioni dei divieti agli spostamenti, vedrà un altro rosso di 7,9 miliardi a fronte di una riduzione del 60% dei flussi italiani e dell’85% di quelli internazionali. È chiaro chele misure messe in campo dal Governo si sono rivelate totalmente inadeguate e insufficienti, e sorprende ancora di più il fatto che proprio questo settore, strategicamente fondamentale per la nostra economia, sia stato lasciato completamente fuori dal PNNR italiano. Il confronto con le decisioni dei governi di Francia e Germania è impietoso. Infatti questi paesi nei loro PNNR hanno rispettivamente stanziato 15 e 35 miliardi per il settore del turismo, mentre l’Italia risponde con appena 3 miliardi. Una decisione a cui è difficile trovare spiegazione logica e che lascia senza parole a maggior ragione se si considera che questi 3 miliardi dovranno essere condivisi con un altro settore abbandonato dal Governo, ovvero quello della cultura. Parliamo cioè dell’1,5% del totale dei soldi che arriveranno con il Recovery Fund, per un settore che concretamente vale il 13% del PIL di questo Paese.
 
Mi sorge spontanea a questo punto una riflessione, o meglio, una domanda da rivolgere direttamene a chi ci sta governando: quali sono i criteri adottati nella distribuzione di questi fondi? Una disparità di trattamento dunque non solo incomprensibile ma inaccettabile che mette a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro. Ciò che è chiaramente mancata, da parte dell’Esecutivo, è la programmazione: abbiamo assistito nel corso di questi mesi ad una serie di decreti tampone che non sono serviti ad altro se non a mettere toppe di qua e di là, senza alcun piano strategico per un’effettiva ripresa.
 
Il crollo del turismo inoltre pesa come un macigno sulla filiera agroalimentare. Coldiretti riporta come tra l’assenza di turisti stranieri e il forte calo dei vacanzieri italiani si registrano perdite di consumi a tavola per altri 17,5 miliardi.
E nonostante il ministro della Cultura e del Turismo parla di una ripresa che nel settore del turismo sarà “impetuosa e veloce”, la realtà è che non si sa quando e che portata avrà. E per finire, come se non bastasse un quadro di per se  già drammatico, a rendere ancora più preoccupante lo scenario è il Presidente del Gruppo Uvet e di Confturismo e Confcommercio Luca Patanè che lancia un campanello d’allarme: i motori di ricerca rivelano che l’Italia non è la più cercata fra le possibili destinazioni turistiche.
Il Governo deve assolutamente cambiare marcia o il turismo non sopravviverà: una maggiore promozione nella comunicazione ma non solo. Ristori e sostegni concreti alle strutture ricettive, ma anche riqualificazione del settore alberghiero.  Quello turistico è un asset troppo importante che potrebbe davvero dare uno slancio alla ripresa economica di questo Paese, ma bisogna intervenire per ripartire non domani, ma oggi stesso.
 
Antonio Zennaro
 
 

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