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Ristori quater – allarme Cgia Mestre: risorse sufficienti a coprire solo il 25% delle perdite

Economia

Ristori quater – allarme Cgia Mestre: risorse sufficienti a coprire solo il 25% delle perdite
 
Un nuovo calendario fiscale dettato per decreto per evitare di sovraccaricare le imprese con gli appuntamenti con l'Erario, ma d'altra parte un tessuto produttivo che lamenta l'insufficienza degli aiuti.
E intanto la Cgia di Mestre lancia l’allarme: i ristori sono insufficienti e 350 mila imprese rischiano di chiudere mentre Confcommercio valuta in oltre 10 milioni le perdite turistiche di Natale con le aziende del settore che patiscono questo vuoto: almeno 8,5 miliardi di spese non verranno effettuate.
 
Se è vero che il decreto Ristori quater ha determinato variazioni nelle scadenze, appare chiaro ancora una volta come le risorse economiche messe a disposizione da questo Governo a sostegno delle imprese italiane si sono rivelate insufficienti. Secondo quanto emerge da alcune stime della Cgia di Mestre infatti i contributi a fondo perduto concessi agli artigiani, ai piccoli commercianti, ai ristoratori e agli esercenti colpiti dal Covid hanno coperto in media solo il 25% delle perdite di fatturato subite nel 2019 a causa della pandemia.  Il problema che sono qui ancora una volta a denunciare è sempre lo stesso: nella prossima Manovra finanziaria bisogna stanziare risorse adeguate e sufficienti per garantire il sostegno a tutti gli attori della filiera produttiva. Il Governo deve mettere mani al portafogli e stanziare risorse che siano effettivamente equiparate ai danni economici subiti, e non rapportate in base al colore delle regioni.
 
Non c’è da sorprendersi quindi se, a seguito delle difficoltà di questi mesi, circa 350 mila tra piccole e medie imprese tra artigiani, commercianti e ristoratori chiuderanno definitivamente la saracinesca entro la fine di questo mese, lasciando senza lavoro almeno 1 milione di addetti. È necessario un effettivo cambio di marcia per sostenere quelle imprese che continueranno a tenere aperto. Bisogna cambiare la logica degli interventi: il Governo non deve più parlare di “ristori” ma di veri e propri “rimborsi” che siano in grado di colmare quel vuoto, inteso come entrate, che le attività hanno dovuto subire per la chiusura forzata. Considerando inoltre che, nonostante il fatto che non ci siano stati incassi, queste stesse aziende hanno dovuto comunque affrontare tutti quei costi fissi connessi alle proprie attività, ecco che molti imprenditori non riapriranno ad anno nuovo. E dopo l’approvazione dell’ultimo Dpcm di poche ore fa, la situazione in questo periodo natalizio è destinata a peggiorare ulteriormente.
Questo Esecutivo è davanti ad un bivio: salvare l’Italia sull’orlo di una crisi sociale senza precedenti dal secondo dopoguerra ad oggi, o continuare a perdere tempo concentrando le proprie discussioni su tematiche come l’immigrazione che nulla hanno a che vedere con la crisi che stanno attraversando milioni di cittadini. Gli italiani non possono più aspettare.
 
Antonio Zennaro

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