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Tasse e burocrazia: un macigno che pesa sull'Italia

Editoriale

Che l’Italia sia il Paese per eccellenza delle Tasse e della burocrazia lo sanno perfino i muri. Basta guardare alcuni dei dati qui di seguito riportati per avere l’idea di quanto il nostro Paese sia impantanato nelle logiche sbagliate. Non solo è “la più vessata d’Europa”, come riferisce il Tempo, ma risulta anche tra le peggiori rispetto ad altri Paesi nel globo. Uno tra i dati più significativi è quello riguardante il total tax rate, ossia la percentuale di denaro sui ricavi di imprese e professionisti che se ne va in Tasse. Il 64%, stando alle stime di Unimpresa, contro il 41% del resto di Europa e il 43% dell’intero mondo.  Il 64% è una percentuale importante: professionisti e imprese infatti, considerando queste cifre, devono dirottare ben più della metà dei ricavi per pagare le tasse.

Ma le cattive notizie non finiscono qui. Il nostro Paese purtroppo gode di una pessima situazione anche per quanto riguarda i tempi dedicati agli adempimenti fiscali. Secondo i dati riportati nello studio realizzato dalla Banca Mondiale, Pwc e Ifc, abbiamo il primato per ciò che riguarda la lunghezza temporale degli adempimenti burocratici. Le nostre imprese dedicano 269 ore l’anno, contro la media europea di 179 e 268 nel mondo, dove per “mondo” sono compresi ovviamente anche i Paesi fortemente arretrati. Oltre ad avere la pressione fiscale tra le più elevate d’Europa quindi, l’Italia è il Paese dove pagare le tasse è più difficile, in particolar modo per le aziende. I nostri imprenditori, in un momento storico così tragico a livello economico, non possono permettersi di perdere 30 giorni all’anno, pari per l’appunto a 238 ore, per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all’Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento online o presso le autorità preposte. Senza considerare come, causa Covid, lo smart working della PA stia frenando imprese e professionisti, il 69% di essi, secondo una ricerca svolta da Confartigianato, ha riscontrato un elevato grado di difficoltà ad accedere a servizi o avere forti ritardi nelle risposte.

Per avere una giusta e completa visione della situazione, bisogna prendere in considerazione infine anche il dato che rappresenta la pressione fiscale totale in rapporto al Pil: secondo i dati Istat, l’Italia arriva al 41,8%. Anche in questo caso siamo sopra il dato medio europeo che corrisponde invece al 40,2%. Altri numeri alla mano. Nel nostro Paese l’80% dei cittadini vive in casa di proprietà, la pressione sugli immobili è del 6,5% contro il 5,8% dell’Ocse. Se spostassimo la lente di ingrandimento per osservare i dati che invece riguardano le tasse pagate dal lavoratore e il costo del lavoro, i dati anche in questo contesto non migliorerebbero.

Non è una novità che l’Italia sia un paese difficile per chi vuole fare libera impresa. E questo è causato per buona parte dalla mole di burocrazia che obbliga le imprese a dedicare sempre più tempo ai documenti invece di innovare processi e prodotti. I dati confermano che dobbiamo semplificare invece di appesantire. Le ore dedicate “alla burocrazia” costituiscono un fardello gestionale ed un costo di rilievo per i piccoli imprenditori italiani.  

Antonio Zennaro

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