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Mezzo milione di lavoratori aspetta ancora gli aiuti Covid. Colpa della burocrazia?

Lavoro, Editoriale

I numeri parlano chiaro e sono impietosi: oltre mezzo milione di lavoratori da mesi non ricevono i soldi della cassa integrazione. Più di 150 mila aspettano dall’Inps il versamento di una o più integrazioni salariali per Covid-19. Senza dimenticare i circa 400 mila dipendenti delle aziende artigiane che beneficiano dei soldi della cassa integrazione dal Fondo di solidarietà bilaterale alternativo dell’artigianato che però ha i conti all’asciutto da maggio. In quest’ultimo caso è condizione necessaria, affinchè i pagamenti ripartano, che arrivino i 375 milioni che il governo ha destinato al fondo attraverso il decreto agosto.  Nel frattempo però, le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps nei primi otto mesi dell’anno hanno superato quota 3 miliardi, in aumento del mille per cento rispetto all’intero 2019.

Cominciamo ora a parlare con i numeri, che meglio di qualsiasi altra parola dipingono un quadro tragico, ovvero la situazione in cui si trovano migliaia di lavoratori dei diversi settori coinvolti dalla crisi post Covid.  La maggioranza delle richieste di sussidi è legata all’emergenza sanitaria, con circa 2,8 miliardi di ore prenotate e autorizzate tra aprile e agosto, di cui quasi la metà, il 42 per cento, è stato effettivamente utilizzato dalle imprese per lasciare a casa i dipendenti. Per quanto riguarda invece i trattamenti gestiti dall’istituto nazionale di previdenza sociale, stando agli ultimi dati aggiornati al 7 settembre, ci sono ancora 23 mila dipendenti che aspettano la mensilità di marzo, 33 mila quella di aprile, più di 121 mila attendono i soldi della cassa integrazione di maggio, a 136 mila deve essere corrisposta l’integrazione di giugno, a 77 mila quella di luglio e a circa cinquemila quella di agosto. 

Risulta ben chiaro come l’Inps sia in grave ritardo sul pagamento di 398 mila integrazioni salariali per Covid-19. Considerando che spesso un lavoratore attende più mensilità, si può quindi stimare che le persone coinvolte siano almeno 150 mila.

Altri settori gravemente penalizzati dai ritardi sono quelli del turismo e della ristorazione. Per quanto riguarda bar e ristoranti ci sono sedicimila lavoratori che hanno richiesto di accedere agli ammortizzatori e che aspettano di essere pagati. A seicentomila addetti la cassa integrazione è stata anticipata dalle aziende che però in molti casi devono ancora rivalersi sulle casse pubbliche. Inoltre ben quarantamila piccoli esercizi non hanno riaperto i battenti dopo il lockdown hanno dovuto fare perciò pieno ricorso alla cassa integrazione. Ma c’è di più: non basterà infatti nemmeno la proroga di 18 settimane concessa dal decreto agosto, visto che a metà novembre le risorse rappresentate dalla cassa integrazione saranno probabilmente esaurite. A corto di ossigeno dunque pure migliaia di imprenditori che hanno anticipato i pagamenti ai propri dipendenti e che ora devono fare i conti con le scadenze fiscali congelate durante l’emergenza sanitaria, senza essere rientrati in possesso nel frattempo del denaro avanzato per lasciare a casa i lavoratori. 

Ad agosto sono state introdotte altre diciotto settimane di cassa integrazione per il periodo che va dal 13 luglio alla fine dell’anno. Dopodiché si volterà pagina. Non è stato facile per le aziende ottenere la cassa integrazione per i propri dipendenti e soprattutto non a tutti è arrivata. Ci si è scontrati purtroppo con normative diverse a livello regionale e così un elemento di sostegno come la cassa integrazione ha perso forza per colpa della burocrazia.

Antonio Zennaro

 

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