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Quando la burocrazia blocca i dottori: 23 mila medici specializzandi ancora in attesa di essere impiegati. Ma perché il Governo li tiene a casa?

Lavoro

Quando la burocrazia blocca i dottori: 23 mila medici specializzandi ancora in attesa di essere impiegati. Ma perché il Governo li tiene a casa?
 
Mentre in Italia manca il personale per mettere in funzione i ventilatori polmonari, 23 mila medici neo abilitati, che stanno aspettando di entrare nella scuola di specializzazione, vorrebbero spendersi per il proprio Paese ma non possono. Un esercito di 23 mila persone che rimane a casa aspettando. Cosa, non è dato a sapersi.
Giovani medici che vorrebbero dare un contributo al servizio sanitario nazionale adesso, in questa seconda ondata della pandemia, non fra due mesi. Un sistema sanitario già in grave difficoltà, affossato dai tempi della burocrazia, rischia davvero di finire definitivamente al tappeto senza l’arrivo in soccorso di nuove forze.
 
Ma fermiamoci per un attimo a fare chiarezza. Siamo tutti ben consapevoli della situazione di estrema difficoltà nella quale si trovano gli ospedali italiani alle prese con questa seconda ondata della pandemia. Ma le carenze di posti letto non sono le uniche con le quali dobbiamo purtroppo avere a che fare. Mi riferisco infatti alle carenze e alla mancanza di progettualità di questo Governo nei mesi estivi, periodo nel quale il virus aveva rallentato la sua diffusione. Il Governo che, allo stato attuale, vede come unico strumento utile a bloccare la diffusione del contagio, l’istituzione di un Lockwdown mascherato dai diversi colori assegnati alle regioni del nostro Paese. È chiaro a questo punto che ciò che doveva essere fatto, o quanto meno programmato, non ha trovato attuazione. E oggi ci troviamo qui a pagarne le conseguenze.
 
l 22 settembre, con ben otto mesi di ritardo rispetto alla pandemia – e dopo un primo slittamento delle prove che inizialmente erano state previste per il mese di luglio – si è svolto finalmente il concorso per i medici specializzandi nell’area sanitaria. Un numero consistente: 23.756 medici laureati e abilitati a svolgere gli esami di ammissione. Peccato però che ad oggi, a quasi un mese e mezzo di distanza, nessuno di questi sia impiegato in alcun ospedale, o reparto Covid.
Un vero e proprio paradosso a fronte di un’emergenza che sta riempiendo le terapie intensive, che si va a sommare a quella carenza strutturale di medici ed operatori già emersa quasi un anno prima della pandemia. Era il 2018 infatti quando il sindacato di categoria annunciava un’emorragia di oltre 45 mila medici che si sarebbe avuta da lì fino al 2023.
 
Tutti abbiamo sotto gli occhi le immagini di barelle per terra, ambulanze in fila entrare nei pronti soccorsi, spazi adibiti ad hoc per accogliere i malati – è di oggi la notizia che nell’autodromo di Monza è stata allestita un’area per i tamponi dei contagiati in codice verde- ma poi veniamo a scoprire che i medici ci sono. Ma il Governo non li assume, limitandosi invece a prevedere nel DL Ristori bis semplicemente l’impiego di infermieri e militari a tempo determinato.
Come è possibile che, nonostante le graduatorie del concorso siano state pubblicate il 9 novembre – la data inizialmente prevista era il 5 ottobre, ma il tutto era stato congelato per i numerosi ricorsi dei medici di base inspiegabilmente esclusi dal concorso – non c’è ancora la possibilità di scegliere la specializzazione, rendendo così immediatamente operativi oltre 20 mila medici? In risposta il Miur ha fatto sapere che si dovrà attendere il 27 novembre.
Solo allora i medici potranno esprimere la loro preferenza e potranno così partire le assegnazioni. Con il rischio concreto che si vada molto oltre la data del 31 dicembre prevista inizialmente dal bando. E si, quando oramai saranno passati più di tre mesi dalla data del concorso. Mesi nei quali i contagi saliranno, il Governo avrà magari sfornato decreti tampone, le attività si troveranno ancora più in difficoltà e ci sarà un Paese che non sarà più in grado di districarsi tra zone gialle, arancioni e rosse.
 
La situazione è assurda: bisogna rendere operativi subito migliaia di giovani che
hanno scelto il mestiere di medico per passione e per missione, ma che ora si vedono messi da parte per questioni burocratiche. E si, proprio la burocrazia, il peggiore dei mali che attanaglia il nostro Paese.
È una situazione a cui davvero si fa fatica a credere e che, considerando questo nuovo periodo di emergenza, lascia ancora di più l’amaro in bocca.
 
Antonio Zennaro

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