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Crisi COVID e burocrazia: 460 mila imprese italiane a rischio chiusura.

Crisi COVID e burocrazia: 460 mila imprese italiane a rischio chiusura
 
L'impatto della crisi Covid-19 si fa sentire duramente sulle piccole imprese italiane, che più di tutte risentono degli effetti della pandemia. E i numeri che emergono dal "2° Barometro Censis-Commercialisti sull'andamento dell'economia italiana" pesano come macigni. Sono 460.000 le piccole imprese italiane - con meno di 10 addetti e sotto i 500.000 euro di fatturato - a rischio chiusura a causa dell'epidemia, circa l'11,5% del totale e nel 2021 potrebbero non esserci più. È in gioco un fatturato complessivo di 80 miliardi di euro e quasi un milione di posti di lavoro. Con questo “lockdown mascherato” e il nuovo vortice di restrizioni che si porta con sé, rischia di sparire un popolo di piccoli imprenditori e allo stesso tempo c’è il rischio un intero serbatoio occupazionale venga prosciugato.
 
L’inchiesta del Censis si è avvalsa della collaborazione del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili attraverso la ricognizione delle valutazioni di un ampio campione di 4.600 commercialisti italiani. Sensori diffusi sul territorio, affidabili e perciò stesso autorevoli a descrivere lo stato dell'economia reale. Non siamo qui a giocare con i numeri ma semplicemente ad analizzare la realtà delle cose, realtà dalla quale questo Governo sembra ogni giorno sempre più distante. Allo stato attuale il Covid-19 potrebbe spazzare via il doppio delle microimprese che sono morte tra il 2008 e il 2019, come conseguenza della grande crisi.
Il 29% dei commercialisti rileva che piu' della meta' delle microimprese clienti ha almeno dimezzato il proprio fatturato, con il dato che scende al 21,2% nel caso dei commercialisti che si occupano di imprese medio-grandi. Sono quindi 370.000 le piccole imprese che hanno subito un crollo di piu' della meta' dei ricavi. Ad aggravare la situazione, come se non bastasse, interviene la crisi di liquidità con il 93,3% delle aziende che a settembre registra una perdita di liquidità rispetto allo scorso anno uguale se non addirittura superiore al 50%.
Risulta innegabile che ad oggi le misure adottate dal Governo durante l’emergenza si sono rivelate insufficienti: sostegno alle imprese e aiuti al lavoro sono stati erogati in maniera inadatta.
 
Per evitare la moria delle piccole imprese bisogna da subito agire su quello che non ha funzionato. Ed il problema purtroppo, ancora una volta, è da imputare alla burocrazia, anzi, per l’esattezza, a quella “cattiva burocrazia” che oggi più che mai soffoca il sistema. La scarsa chiarezza delle norme prodotte dal legislatore e la complessità per accedere alle risorse stanziate hanno di fatto depotenziato la macchina degli aiuti messi in campo per fronteggiare la crisi. Sono necessari interventi efficaci ed efficienti: nessun provvedimento messo in campo potrà generare effetti positivi rilevanti e durevoli se non sorretto da una strategia economica valida. Se l’incertezza economica va a saldarsi con l’incertezza della pandemia è chiaro che tutto si ferma. Il Governo non si rende conto del fatto che la sua incapacità di dare significato alle misure e tracciare la rotta si sta traducendo nella poca fiducia verso le decisioni prese. Ed infatti non c’è da stupirsi se tutti gli interventi di manovra emergenziale si stanno trasformando in risparmio. E ciò lo si deduce da un dato incontestabile: durante la pandemia la propensione la risparmio è aumentata del 18%, segno che nessuno ha fiducia in quello che si sta mettendo in campo. Serve un cambio di rotta, deciso ed immediato, se davvero si vuole salvare questo Paese e migliaia di posti di lavoro.
 
Antonio Zennaro

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