Rassegna stampa

Il Messaggero - Due opzioni per la nuova banca abruzzese

Abruzzo

Sono due le opzioni da valutare per una nuova figura bancaria del territorio da realizzare al più presto: quella di nuovo istituto di credito tout court, contemplando per lo più l’arrivo di una forza terza ( Il Credit Agricole, come spingono i sindacati) che rilevi per cominciare le 31 filiali interessate dal taglio Pop-Bari. Oppure, come sta prendendo sempre più forma in questi giorni, dopo un certo raffreddamento delle fondazioni abruzzesi sul progetto, la valorizzazione del mondo del credito cooperativo, un habitat ancora considerato sano, senza fini speculativi, un percorso che potrebbe a breve avere una stampella fondamentale da Roma, per una sua affermazione. In buona sostanza, l’aiuto giungerebbe dalla modifica della riforma fatta da Renzi che si sta discutendo nella capitale: con questa le banche di credito cooperativo godrebbero di maggiore autonomia, senza più l’ala della vigilanza della Bce, a tutto favore di quella della Banca d’Itali. Ed in questo contesto sarebbe più facile creare un organismo, con la stessa valenza di una banca del territorio, avvalendosi delle forze del credito cooperativo, che a Teramo ha già una quota mercato del 10%. Coop o no, una banca abruzzese s’ha da afre. Ne è convinto il deputato del gruppo misto, Antonio Zennaro, che scorge ormai in Bari un disimpegno nella regione Abruzzo: “Il taglio ne è una prova evidente, ratio supportato dalla mancanza di un abruzzese in Cda: poi bisogna capire se il piano economico verrà riconfermato e che ne sarà della nostra regione, soprattutto in termini di investimenti e finanziamenti, alla luce della crisi e del Covid.” Una volta terminata la pandemia, Zennaro, uno dei promotori di una nuova banca del territorio, vuol vedere chiaro le intenzioni pugliesi: “Qui si deve garantire una crescita post-virus e le imprese locali non possono essere lasciate senza benzina”. Il deputato intende interessare le istituzioni abruzzesi: ”Sto avendo colloqui per vedere se c’è la possibilità di realizzare una nuova banca, se la stessa Popolare di Bari valuti uno spin off ( la divisione di una parte dei beni di un’azienda in una nuova entità giuridica, ndr) oppure ci sia uno spiraglio per una nuova figura derivante dallo sforzo delle fondazioni”. L’altro percorso è quello "di sostenere sempre più gli istituti di credito cooperativo perché in questi anni sono stati gli unici a garantire il finanziamento alle piccole imprese, senza prendere un soldo dallo Stato”.

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