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Business Insider - Bcc, ecco come potrebbe essere smontata la riforma del credito cooperativo targata Renzi

Economia

L’apertura arrivata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, preannuncia che, pandemia da Covid-19 permettendo, nel settore delle banche di credito cooperativo (Bcc) potrebbero esserci a breve importanti cambiamenti. “Il mondo cooperativo bancario – aveva detto Conte a inizio ottobre all’assemblea di Confcooperative – sta soffrendo rispetto a un progetto di riforma del 2016 che rischia di portare a un’eccessiva omologazione regolamentare con vincoli, anche per le banche sistemiche, che rischiano concretamente di fermare l’erogazione di liquidità sul territorio. (…) Su questo tema dobbiamo condurre un’accurata riflessione. C’è l’impegno del governo a lavorare per mettere a punto le criticità e lavorare anche in sede europea perché possano essere superate”.

Nel mirino c’è la legge varata nel 2016 dal governo di Matteo Renzi che, con l’obiettivo di dare vita a gruppi dalle spalle più larghe, aveva in ultima istanza condotto le banche del credito cooperativo, esclusi gli istituti altoatesini Raiffeisen, a organizzarsi intorno a Iccrea e a Cassa centrale banca (Ccb). In estrema sintesi, il problema, di cui a ben vedere aveva discusso parecchio anche il precedente governo formato da Movimento 5 stelle e Lega, sta nel fatto che, proprio a seguito della nascita di questi grandi gruppi, tutte le banche che ne fanno parte, anche quelle più piccole, sono considerate “significant”, e sono quindi tenute al rispetto di tutta una serie di vincoli e paletti imposti dalla Banca centrale europea che normalmente non gravano sugli istituti di minori dimensioni.“La riforma – aveva aggiunto Conte – era nata per rafforzare le banche di credito cooperativo dal punto di vista patrimoniale e rafforzarne la resilienza ma rischia di portare a un’eccessiva omologazione regolamentare del modello bancario, con vincoli pensati per le banche cosiddette sistemiche che rischiano concretamente, e adesso ne siamo consapevoli, di frenare l’erogazione di liquidità sul territorio”.

“Sono 250 – aveva rincarato la dose allo stesso evento di Conte il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini – le banche di credito cooperativo presenti in oltre 2.600 comuni. Non si può chiedere al credito cooperativo di essere banca di territorio senza gli strumenti di legge e di normativa che gli occorrono per questo ruolo. Noi chiediamo che la normativa bancaria europea e la vigilanza per le Bcc siano semplificate e riconoscano queste banche come ‘less significant’, in modo da valorizzarne il ruolo di banche ‘piccole e non complesse'”, di conseguenza con vincoli e paletti meno rigidi da rispettare.

Proprio la questione delle Bcc è balzata agli onori delle cronache finanziarie a metà ottobre, quando Iccrea Banca ha collocato presso gli investitori un’obbligazione “senior preferred” da 500 milioni, con scadenza nell’ottobre del 2025. “La nuova emissione conferma la volontà del gruppo di consolidare il proprio ruolo sui mercati finanziari domestici e internazionali nell’ottica di sostenere la crescita e lo sviluppo dei territori di riferimento delle Bcc” ha dichiarato Mauro Pastore, direttore generale di Iccrea Banca. Il prospetto informativo dell’obbligazione, più nel dettaglio, spiega l’emissione, che si inserisce in un più ampio programma da complessivi 3 miliardi, con “finalità di funding”, e quindi di reperire risorse, “e di miglioramento della struttura di capitale regolamentare”.

Anche a livello parlamentare il tema del credito cooperativo è considerato tra i dossier più urgenti all’interno del settore economico e finanziario. Commenta non a caso Antonio Zennaro, deputato del gruppo misto e componente sia della Commissione Bilancio sia del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica): “In un contesto nazionale e internazionale dove i grandi gruppi finanziari tendono al consolidamento lasciando pochissimi player sul territorio, il mantenimento di una specificità delle banche di credito cooperativo sembra sempre più fondamentale per garantire, da un lato, una pluralità di soggetti bancari attivi, ma anche una coesione sociale ed economica in realtà dove le piccole e piccolissime entità economiche ed imprenditoriali sono ancora un unicum tra famiglia e impresa”.
A detta di Zennaro, a questo punto è opportuna “l’apertura di un tavolo operativo tra il sistema delle Bcc, il governo, e soprattutto il ministero dell’Economia, e la Banca d’Italia, per trovare una sintesi operativa e legislativa per garantire un sistema che negli anni delle grandi crisi bancarie non ha chiesto un euro ai contribuenti italiani. Anche l’intervento in ambito Ue sembra sempre più necessario: classificare il sistema Bcc domestico come ‘less significant’ deve diventare una delle priorità della politica italiana in un momento di grandi sconvolgimenti sanitari, sociali e di riflesso anche economici sulla società italiana”.

Una delle modalità per smontare quanto fatto dal governo Renzi nel 2016 e avviare questa contro-riforma delle Bcc, con l’obiettivo di spingerle le banche più piccole di fatto fuori dai bilanci consolidati dei due grandi gruppi Iccrea e Ccb, potrebbe essere quello di un emendamento a un decreto utile a raccogliere questioni bancarie.

 

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