Rassegna stampa

Formiche.net - Conte, Draghi e il governo ombra (di centrodestra). Parla Zennaro

Dai guai dei Cinque Stelle al partito di Conte, dal "governo ombra" del centrodestra al centro che non c'è. Conversazione a tutto tondo con Antonio Zennaro, deputato del Misto e componente del Copasir, che a Formiche.net dice: serve un grande partito della classe media al Sud. Ecco quale.


Il centrodestra? “Dovrebbe fare un governo ombra, se vanno sparpagliati finiscono in un vicolo cieco”. Cinque Stelle? “È la nuova Italia dei valori”. Si fa fatica a stargli dietro, ad Antonio Zennaro. Deputato del Gruppo Misto, abruzzese, ex grillino, membro del Copasir, è un profluvio di idee. Saranno queste regionali che hanno rimescolato le carte e contro ogni pronostico imbullonato a Palazzo Chigi la maggioranza, sarà che la legislatura è ancora lunga e qualcosa in questi tre anni deve pur succedere.

Zennaro, partiamo da qui. Un pronostico?

Per ora una cosa sola è certa. Il premier Giuseppe Conte esce molto rafforzato dal doppio voto, tutto sommato anche Zingaretti, e la legislatura va avanti. La vera sfida è tutta in casa del centrodestra.

E perché?

Perché finché ragiona in termini di singoli partiti e non di coalizione non va da nessuna parte. Inutile chiedere il maggioritario, se poi si va in ordine sparso. Dovrebbero fare un “governo ombra”, sul modello anglosassone, per parlare con le categorie del Paese, a partire dalla classe media.

Parla come fosse uno di loro…

Ma no, parlo come uno che ha vissuto positivamente la prima esperienza del governo Lega -Cinque Stelle e oggi non si sente rappresentato da nessuna forza politica.

Coi Cinque Stelle vi siete salutati da un po’. Che succede nel Movimento?

C’è anzitutto un problema di leadership. L’unico leader, oggi, è Luigi Di Maio. Lui si è dato davvero da fare nella campagna per il referendum, gli altri fanno i generali ma evitano le battaglie, barricati nei ministeri. Poi vedo altri due nodi.

Cioè?

Da una parte la questione del terzo mandato, dall’altra la piattaforma Rousseau, che poi sono la stessa cosa. Io sono stato scelto con l’uninominale, dalla società civile. Oggi chi controlla la piattaforma, di fatto, controlla politica e candidature. Così finiscono rappresentati solo i militanti.

La rottura con Casaleggio è inevitabile?

No, al contrario credo sia improbabile. Il Movimento è diventato un partito-azienda, come Forza Italia all’epoca. Tanti vorrebbero staccare la spina, ma non si cambia da un giorno all’altro un sistema così strutturato. Peccato, la democrazia diretta sul web, in origine, era una bella idea.

Come si spiega un flop così alle regionali?

Semplice. Il territorio non ti vota, perché non c’è più una rete territoriale. Hanno lasciato i comuni, le regioni in mano al Pd. Diventandone un satellite, come Idv anni fa.

Zennaro, torniamo a lei. Sa che l’hanno accostata al “Partito di Conte”?

Pensare che a me non hanno detto nulla (ride, ndr). Conte sta lavorando bene da premier. Ma rappresenta un elettorato di centrosinistra. Un Prodi del 2006, con un’immagine più fresca.

Se anche Conte è a sinistra, oggi al centro chi ci sta?

Il vero assente della politica italiana non è il centro, che è uscito sconfitto dalle elezioni. Manca una forza di cambiamento vero, riformatrice, che parla di temi che interessano ai cittadini e non al palazzo. Burocrazia, imprese, giustizia.

Non starà leggendo il programma di Carlo Calenda?

Calenda ha delle intuizioni, ma è troppo vicino al Pd e a Renzi. Se Azione punta all’elettorato post-forzista, deve chiudere prima i ponti con quel mondo. No, quando dico che serve una nuova forza politica, penso a un partito che guarda alla classe media del centro-Sud, la grande dimenticata della politica italiana

Lo hanno detto in tanti prima di lei. Ma i nuovi partitini, di questi tempi, hanno vita breve.

Perché si replicano i vecchi modelli. Le assicuro che però c’è una grande domanda dalla società civile. E da qui alle elezioni politiche è impossibile che non nasca niente.

Ci credo. Un’ultima curiosità: Draghi a Palazzo Chigi lo vedrebbe bene?

Draghi ha difeso in questi anni l’Italia in Europa, e le sue competenze sono ancora preziose. Io ho un identikit preciso per quel ruolo. Una persona che si schieri a difesa del Made in Italy, in qualunque settore. Questo è un pronostico sicuro. Che a novembre vinca Trump o Biden non cambia, il tema del re-shoring sarà centrale nei prossimi anni. Meglio muoversi per tempo.

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