Rassegna stampa

La Città - "La ricostruzione è avviata solo per il 6,6%", analisi di Antonio Zennaro

Il 24 agosto 2016 una scossa di terremoto sconvolse il centro Italia, provocando 299 vittime. Gli eventi sismici sono proseguiti sino al 2017 coinvolgendo ben quattro regioni, tra cui l’Abruzzo. Quando lei è stato eletto in Parlamento nel 2018, com'era la situazione del Governo rispetto al sisma?

Quando sono arrivato in Parlamento ad aprile 2018, nella sostanza non era stata destinata quasi nessuna risorsa economica per il sisma. Grazie al lavoro di uno gruppo ristretto di parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione, siamo riusciti a far stanziare dal Governo almeno 2,1 miliardi per la ricostruzione e altre risorse finanziarie per le amministrazioni comunali, le imprese (come la zona franca urbana) e gli incentivi economici, oltre allo sconto sulle tasse per i cittadini e la restituzione in 10 anni. Alcuni importanti obiettivi raggiunti, ma anche tante difficoltà e porte sbarrate, come per l'allargamento del cratere ad altri comuni, tra cui alcuni della nostra provincia (per esempio Basciano), che per ragioni politiche sono stati esclusi.

Parla di difficoltà, può spiegare meglio a cosa si riferisce? 

Intendo difficoltà soprattutto da parte della “burocrazia ministeriale”, ma anche da membri del Governo, a cui poco o nulla interessava finanziare e supportare le aree colpite dal sisma. Tra mille ostacoli si è riusciti a semplificare di molto quella che è stata a tutti gli effetti una ragnatela normativa e, ad oggi, la situazione di collo di bottiglia sembra eliminata, ma i dati della ricostruzione rimangono impietosi.

Delle richieste di contributo per la ricostruzione ne sono state accolte 5.325, il 31,8% del totale, si riferisce a questo dato?

Se si raffronta il dato con il totale di edifici danneggiati, per la maggior parte dei quali però non è stata presentata domanda, emerge che la ricostruzione è avviata realmente solo per il 6,6%.  Se ci fosse stato maggiore impegno e volontà da parte dei Governi che si sono succeduti e dei leader nazionali di partito, la ricostruzione sarebbe partita molto prima. Solo oggi, dopo quattro anni, sono iniziati i primi cantieri. Un ritardo incolmabile, ma bisogna guardare avanti.

A quattro anni dal sisma, qual’è secondo lei lo scenario futuro della ricostruzione?

Non sarà possibile recuperare il tempo perso, non si tratta solo di ricostruzione materiale. Ci sono molti problemi cristallizzati, borghi e piccoli paesini hanno vissuto un drammatico spopolamento. Agricoltura, artigianato e turismo, tutta l'economia delle aree interne ha subito un arresto durato troppo a lungo. Ho presentato un progetto di legge proprio per dare incentivi economici diretti a chi vive e lavora nei comuni del Cratere, giace ferma nelle commissioni, mi auguro che le principali forze politiche si uniscano concretamente al tema dello spopolamento delle nostre aree interne, anche supportando la mia proposta. Tra gli aspetti positivi da considerare è che oggi la struttura commissariale ha cambiato passo e si vedono i primi risultati, pure grazie all’ottimo rapporto tra istituzioni locali, come la Regione Abruzzo, ed i comuni, sarà anche mio compito non abbassare mai l'attenzione su tutto il progetto della ricostruzione, a trecentosessanta gradi. La mia battaglia continua, più forte che mai.

 

 

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